Incontri di gusto: intervista a Diego Caiafa - Scuola della Formazione Professionale DIEFFE - Sede di Spinea
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28 Settembre 2017

Oggi si racconta per noi il maestro di eleganza e accoglienza Diego Caiafa, 32enne Ass. Food and Beverage Manager di Aman Venice, hotel di lusso che ha sede a Palazzo Papadopoli. Molto attivo nel nostro progetto di alternanza scuola lavoro di cui è nostro affezionato partner, ha introdotto al mondo dell’hospitality alcuni ragazzi del terzo anno, raccontando l’esperienza del loro stage come necessaria e formativa.

Ci parla del suo ruolo di tutor durante lo stage di un nostro studente del terzo anno e dei suoi ultimi dieci anni di lavoro con gli occhi pieni di entusiasmo e il fermento tipico di chi ha ancora molte bellissime pagine di vita da scrivere.

 

Incontriamo il giovane Diego qui alla DIEFFE durante una giornata estiva di esami di qualifica professionale: in questa cornice concitata di fine anno scolastico, di lui colpiscono immediatamente lo charme, la cura del dettaglio nella sua presentazione, la sua raffinatezza, la capacità di ascolto, quel modo di porsi che metterebbe a suo agio chiunque. Ingredienti che fanno di lui un grande professionista dell’accoglienza, ma che parlano anche di un uomo umile ed intelligente, che nel suo progetto di vita ha dato largo spazio alla formazione e a tutte quelle esperienze che richiedono impegno e perseveranza. Un buon maestro insomma, un tutor aziendale che ogni studente con il sogno di diventare maître vorrebbe incontrare.

 

“Parola d’ordine investire sulla persona: un professionista è in continua crescita e ciò di cui fa tesoro durante il suo viaggio fa sempre la differenza. Sentirsi arrivati per aver frequentato dei corsi o per aver lavorato in buone realtà ristorative non è la giusta strategia per vivere pienamente il mondo dell’hospitality. Bisogna avere un progetto, fare di tutto per riempire la propria valigia di conoscenze e competenze e poi…poi bisogna avere il coraggio di far saltare il progetto, lì dove ci si presenti un’opportunità che non avevamo considerato o nemmeno immaginato”.

Diego inizia così il suo racconto di sé. Punta sul valore della flessibilità.

“Ho fatto l’alberghiero perché volevo diventare uno chef e sono stato l’unico della mia classe, allora non andava molto di moda. Finite le superiori, ho iniziato a lavorare come cuoco vicino a casa, a Cittadella. Avevo un asso nella manica da giocarmi: ero bilingue e parlavo italiano e spagnolo, così sono partito per imparare anche l’inglese. Mi sono iscritto ad un corso di inglese in Irlanda e, per mantenermi, ho lavorato in un bar: diciamo che non parlando la lingua raccoglievo i bicchieri – ride. Stare a contatto con i clienti mi ha aperto un mondo, il mio mondo. Questa piccola esperienza, quasi casuale, mi ha fatto progettare il mio futuro, a piccoli passi. Mi sono chiesto cosa mi mancasse e dove mi sentivo più debole e ho iniziato da lì, colmando con formazione ed esperienza sul campo ciò che non sapevo.

In questo gli stage sono unici, ti consentono di sperimentare e di capire che direzione prendere. Io ne ho fatti ben più di uno e adesso mi ritrovo a fare da maestro agli allievi della DIEFFE che fanno lo stage da noi.

 E dopo l’Irlanda?

“Dopo l’Irlanda c’è stata Londra e poi il Giappone. Nel 2007 ho lavorato in Giappone e ho studiato il giapponese. Una volta tornato in Italia, è arrivata l’occasione di lavorare in hotel. Ancora non ci avevo provato e quindi ho lasciato la via sicura del bar per continuare a riempire la mia valigia di competenze ed esperienze. Ho iniziato in un hotel 4 stelle a Venezia, come commis di sala. Da cuoco a barman, poi da commis di sala a chef de rang il salto è stato breve. Non mi sono fermato, sono rientrato in Giappone e poi nuovamente in Italia per approfondire l’aspetto dei vini, che mi mancava. Quindi sono diventato sommelier, con non pochi sacrifici e sempre lavorando.

Da cuoco a barman, da commis di sala a chef de rang e poi anche sommelier…

Poi l’opportunità di lavorare a Castelbrando a Cison di Valmarino (TV) e la banchettistica, aspetto importantissimo a cui ancora non mi ero dedicato: lì poi sono diventato maître.

L’obiettivo di quel periodo era e ancora lo è oggi diventare direttore di hotel. Così, a 27 anni, ho iniziato a cercare master che potessero colmare il mio bisogno di conoscenze manageriali. Prima di iscrivermi però dovevo ancora maturare esperienza all’interno di catene alberghiere e comunque mettere da parte la cifra sufficiente a coprirmi le spese di un master che non mi avrebbe permesso di lavorare per un po’…

Così lascio il lavoro e vengo chiamato dall’Orient Express: una grande sfida che è durata due stagioni. Tra una stagione e l’altra sono stato a Parigi, per perfezionare il francese: si sarà capito che nel nostro lavoro le lingue sono di fondamentale importanza. Poi, mi sono spostato a Malta per una certificazione in lingua inglese. Nello stesso periodo ho frequentato anche il corso AIBES per barman…per avere una completezza di visione e di esperienze, come da progetto iniziale.

Pur viaggiando nell’Orient Express e studiando le lingue in maniera approfondita scommetto non hai abbandonato l’idea del Master in Management…

Esatto. Ho scelto il Master “Five Stars in Hotel Management”, promosso dal Forte Village Resort e dalla Luiss Business School e dopo due anni ho lasciato il lavoro nuovamente. Mi sono iscritto e sono partito per la Sardegna chiedendomi: compro la macchina o faccio il master? E ho fatto il master.

Lo stage poi l’ho fatto all’Hotel Cipriani e volevo acquisire nuove competenze. Apro una parentesi che forse è utile ai giovani che temono di investire sul loro futuro: a livello economico è stato tutto a carico mio, interamente…avevo solo la mensa compresa. Ma poi, quello che ho messo nella mia valigia è stato molto, molto di più. È quello che sono oggi, cioè un professionista che ama il suo lavoro.

Quali ingredienti hanno aiutato il tuo viaggio professionale?

La fiducia dei miei datori di lavoro, avere buoni maestri, un pizzico di follia progettuale – chiamala curiosità, chiamalo desiderio di scoperta, chiamala voglia di migliorarsi – e l’appoggio incondizionato della mia famiglia, che mi ha sempre compreso e mai ostacolato.

Concludiamo in bellezza…raccontaci qualcosa sulla la tua esperienza di tutor nei nostri percorsi di stage e alternanza scuola lavoro

I ragazzi della DIEFFE hanno un approccio professionale che li differenzia, che li contraddistingue: hanno voglia di imparare e di ascoltare. Forse sono stato fortunato, ma gli allievi che ho incontrato sapevano già molto e non si sono mai tirati indietro nel chiedere e nell’imparare. Io poi cerco di insegnare, di trasmettere loro il senso dell’alternanza scuola-lavoro: la si fa per capire, per prendere contatto con il mondo della ristorazione, per far tesoro dell’esperienza che poi scriverà alcune pagine di un progetto molto più grande, quello della vita.

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